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Idomeni

Riflessioni

Giuseppe Mauro Maschiella

Poesia pubblicata il 29/03/2019 | 417 letture

Addio paese natio!
Quel che restava nel mio paese ancora c’è,
quel che restava graffiava la morte,
ci affidammo alla sorte.
Ce ne andammo via
io e i miei genitori,
attraverso il mare
tra Grecia e Turchia.
L’addio fu naufragare,
diventò profondità da scalare
per i miei genitori in fondo al mare,
l’addio fu rimanere
a dodici anni sola col mio dolore.
I disperati che si erano salvati
di me si presero cura
e nel convulso della paura,
con loro mi misi in cammino
verso il mutare del mio destino.
Che piangi mio cuore?
Domani solo il rumore sarà,
dei miei passi lontano.

Attraverso l’Ellade insieme
viaggiammo un mese
sulle ali della speranza,
che contro i reticolati
di Idomeni si è infranta.
Idomeni!
Reticolati e cani,
militari schierati,
contro migliaia di rifugiati,
senza pietà per gli esseri umani
senza pietà per i bambini.
Passammo un lungo inverno
in una tendopoli di fortuna,
sempre in attesa della
riapertura della frontiera.
Il cibo era scarso,
vestiti di stracci,
sempre bagnati quando pioveva,
immersi nel pianto,
immersi nel fango
mentre si alzava
sul cielo stanco
ghiacciato il vento.
Quel fango, in fondo
carezzava il nostro sogno,
ci proiettava oltre frontiera,
infangata era la razzista
Europa che alzò,
col ghiaccio nel cuore
e senza vergogna,
l’immonda barriera!
Ad ogni rivolta,
manganelli di militari,
inseguimenti di cani,
volti rigati di lacrime,
pianti di bambini.
Non è giusto!
Per chi ha lasciato alle spalle
la guerra e i propri morti,
per chi accarezza
i propri bimbi con un sogno
di felicità e di dolcezza.
E per chi lotta per una libertà costosa
e si trova davanti un muro,
non è più vivere tanto abuso.

Ci hanno trasferiti da Idomeni
in campi di accoglienza
che sembrano prigioni,
lì attendiamo i nostri destini.
Sono confusa, addolorata,
dentro di me sono una bambina invecchiata.
Non rivoglio la mia fanciullezza,
io sono ciò che se n’è andato,
ciò che è partito
e che più non è tornato,
quel che nacque per non essere
e per un attimo è stato.
Il cielo è così lontano
e la disumana terra così vicina,
che sognare il futuro non vale la pena.
Solo l’amore mi poteva salvare,
mi getterò nel fondo di quel mare
e dalla mia mamma mi farò accarezzare.
Addio amato paese natio!
Lontana dal mio paese,
lontana la Siria da me.
La distanza è dolore,
io conosco il dolore.

Nota dell'autore:

«Scritta per ricordare la ripugnante chiusura della frontiera tra Grecia e Macedonia con reticolati e militari macedoni armati, per non far passare i migranti verso l’Europa. Dodicimila migranti siriani rimasero intrappolati per 5 mesi in pieno inverno in una tendopoli di fortuna, nei pressi di un piccolo villaggio di frontiera chiamato Idomeni.»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Giuseppe Mauro Maschiella

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