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Cantico a mia figlia

Morte

gabriele vacca

Poesia pubblicata il 10/10/2018 | 126 letture

Carezzo le tue gelide guance
e la mia mano si espande
sulla fronte, accarezzando infine
le sopracciglia sottili
del tuo bellissimo viso
e con gli occhi carichi di pianto
mi chino, dandoti un mistico bacio
sulla fronte, e sulle guance estinte:
carezzo le tue mani
pensando nel mio cuore
di darti un po’ di calore:
ma tu, non ci pensi neppure
di alleviarmi il dolore:
Io ti carezzo ancora, sperando
che da un momento all’altro
il miracolo, che il mio delirio invoca
si avveri, e gli occhi tuoi dischiuda
ormai per sempre chiusi.
Guardo i tuoi riccioli bruni
che da pochissimi giorni
portavi, ed io, senza farmi notare
guardo, e ti vedo
ancor più bella che mai.
Figlia, figlia mia
che quel destino ingrato
prendendoti per mano
ti portò via d’un tratto
e carpiva, incurante
un’innocente vita
nella sua tenera età.
Ora il mio pollice assale
quasi volesse inciderla
sulla tua fronte schietta
il segno della croce.
Oh morte, che sempre aspetti
cogliendo di sorpresa
chi meno se l’aspetta.
Dimmi, se pur fosti perfetta
dov’è la tua vittoria?
perché la mia bambina
limpida come neve
e bella come un fiore
sta insieme alla Madonna
nell’eterna Sua gloria.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

gabriele vacca

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