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Un disco

Amore

Rosaria Catania

Poesia pubblicata il 15/08/2018 | 225 letture

Non sarà il denaro
neppur l’ozio amico dei vizi
nè il cielo e neppur la terra
son sol passione e amori unici
a far girar il mondo

tenaglie dal fumo frettoloso
in pazienti striduli
si spengon legami eterni
e brucian amicizie secolari

la musica rimane
una in particolare
si diffonde lieve nella stanza
incisa su un vecchio disco di vinile nero

in un mondo ovattato
di suoni metallici
mini gonne pigiami palazzo
e capelli alla Patty Pravo
ritrovi in un baleno i tuoi quindici anni

quei salti di puntina arrugginita
son salti di ricordi
e nei solchi il ricordo brucia
il primo amore

lettere spedite
sbiadite e mai recapitate
racchiuse in un fiocco rosa
amori partenze
arrivi addii

una prigione
dove alloggiano nuvole
l’odor zolfoso del fiammifero
spegnerà la fiamma del cuore
sulla candela ancor accesa

l’aria stamani è freddina
e lo scricchiolio dei vetri
tiene sveglio il mio gatto
che vuol dormire ancor

son mani sporche
nel ritrovar
l’immagine sbiadita del tuo amore
di inchiostro sui libri di scuola
annodati con l’elastico

han svegliato il buio in me la musica
sonnecchiona e sorniona
se ne stava a
dormir nascosta sotto la tana
come talpa è saltata fuori

e senza aspettar un attimo
ho rimesso a suonar quel disco
la voce tonica
di un cantante inglese
masticava la erre
il disco
inciampa si blocca
saltella e si ripete

ripete ripete la stessa frase
e penso... penso

come fa un piccolo scoiattolo ad aspettar
la nocciolina che cade dall’albero
e il medico ad intuir
quel fastidio del paziente
e a conferir la giusta cura

tu muori avvelenata di rabbia
resteranno i figli a far da scudo
non aspettarti nulla da nessuno
nessun ti darà coraggio

la fiamma si spegne al finir della legna
le acque continueranno a scorrere
e i militari marceranno e faran guerre
andremo ad abitar
o a far le ferie su Marte
e le monetine...
queste antipatiche e puzzose monetine
saran sempre una grande rottura di palle

forse per questo
che son ancora viva
per assaporar le magagne
e stupidate della vita

i politici che si azzannano per aver una sedia
ladri maniaci e truffatori
son diventati tutti attori di telefilm

sol Arlecchino e Totò
son messi in carcere
ed or che guardo annuso e respiro
col naso in su beffarda e guardinga
con aria di conquista
mi godo il panorama Italia

son rimasta intrappolata
nel mantello del domani
"forse"
ci sarà un qualche cosa di diverso
qualcosa cambierà
la gente capirà farà una mossa da leone
invece mi sbagliavo
son tutte delle pecorelle da sgozzare
al primo voto

non mi arrenderò mai e poi mai
nessuno seppellirà le mie idee
giuste o sbagliate
son le mie
e guai a chi le tocca e li giudica
so sbagliar da sola
son ormai ben vaccinata da tanti veleni
un morso in più mi darà più carica

la luce sarà sempre luce
dopo Natale verrà Pasqua e poi Ferragosto
decorreranno le stagioni e gli anni
non li conterò più
dopo i dieci non ho più dita per far i conti

tutto ruota in quel piccolo vinile nero
continuerà i suoi giri di danza sol per me
fame denutrizione
violenza stupri femminicidi
tutto un gioco nel parlar dei fatti
giornalisti programmi e rubriche strappa lacrime
per chi le spara meglio

e le croci non si contan più
di donne ammazzate saran deboli ma l’uomo è bastardo
suona ancor la mia adorata canzone
profumi odori
di una estate col fritto del pesce
che accarezzava il paese

un uomo anonimo
se né sta seduto tranquillamente
su una panchina
sta tutto solo muto malinconico
accanto a lui il suo fedele amico cane
sfoglia lentamente una rivista
girando la pagina leccandosi il dito

aspetta aspetta
forse
arriverà una chiamata dal suo cellulare
sempre spento

ultimo vento di gioia
impronte di memorie
quando quel treno
che...
un dì aspettavi
è tu lo hai perduto
non rimpiangere più il passato
sarebbe stato solo un altro po’ di latte
versato sui fornelli accesi a far puzza di bruciato
per disperdersi in una polvere di stelle
troverò la verità
ne son certa in una favola
o nel mio vecchio disco
di quarantacinque giri
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

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