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Personalizzazione d’inferni

Introspezione

Monica Messa

Poesia pubblicata il 09/02/2018 | 289 letture

Non importa se le mie natiche
poggiano strette in un freddo angolo
di pavimento,
o se sono avvolte in fresche lenzuola profumate.

Io sono quella di allora,
la stessa anima.

Anche se,
migliaia di embrioni di pensiero sono passati da me,
alcuni abortiti, altri già nati,
anche se due sorgenti di luce
hanno avuto la vita attraverso la mia,
io sono quello stesso ramo storto
che si contorceva senza respiro
fra lacrime e rimpianti
in un dolore invisibile
- come non vederlo? -
e costruendosi elaborati patiboli mentali.

Passavo le sere
ad architettare
il tranello in cui cadere,
il castigo da infliggermi.

Disperazione senza un senso.

Ancora temo che quel che ero possa ritornare,
lo temo fin dalle ossa del mio scheletro bianco.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Monica Messa

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