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Il quartiere della tempesta

Sociale

Stefano Iori

Poesia pubblicata il 30/11/2016 | 780 letture

Era un quartiere celebre per la tranquillità;
i suoi abitanti si distinguevano per bontà,
e ovunque regnava un alone di sincerità.
Un rabbino ogni domenica diceva messa,
la solidarietà umana era alquanto spessa...
quella continuità pareva proprio indefessa.
Ma un giorno arrivò una nuvola dispettosa,
che si trascinò dietro una scorta ansiosa
con cui scatenò una baraonda burrascosa.
L'acqua invase le stalle, le case, i mulini;
tutti furono danneggiati: vecchi e bambini,
e nessuno poteva dar il suo aiuto ai vicini.
Un fulmine disarcionò la guglia della chiesa,
ruzzolò sul selciato bagnato di roccia tesa...
prima del danno perché non era stata presa?
Un motivo è da rintracciare nella lontananza
in un villaggio contraddistinto da una distanza
duplice per una fastidiosa e rigida incuranza.
Da quelle baite nessuno pensò a venire giù;
s'illusero che il loro sostegno non serviva più,
ma gli alluvionati gridarono improperi da lassù.
Il sindaco del quartiere provò a far un tentativo,
a ragion ben veduta un appoggio era coattivo,
ma si trovò a battere il viso su un muro schivo.
Il rabbino si consultò con il capo dei pompieri:
la situazione spiccava per quiete fino a ieri!
Sfoderiamo quell'unione di cui andiamo fieri!
Spuntarono tante barche sul lago artificiale,
sulle scialuppe fu caricato il fondamentale:
un equipaggiamento assai salvifico e ideale.
La piccola flotta virò verso un vecchio rifugio,
nel quale si accedeva attraverso un pertugio,
individuato dai volontari con fiato di segugio.
All'improvviso la nube decise di andar altrove:
scaricò la sua furia sulle paradisiache alcove
di coloro che s'estraniavano alteri in ogni dove.
Ormai salvi, i disastrati scelsero di ripagare
con la stessa moneta chi, quanto ad aiutare,
s'era rifiutato, annegando ora nello stesso mare.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Stefano Iori

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