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I miei vaniloqui con le nuvole

Riflessioni

Sabyr

Poesia pubblicata il 29/09/2016 | 906 letture

Distesa, come letto un prato
come cuscino sotto la testa
la morbidezza del silenzio
per attutire il rumore del mondo

i miei vaniloqui con le nuvole
sono fatti di vento
aquiloni impigliati che han rotto lo spago
ed ora salgono lievi nel cielo offuscato

ma come possono ascoltarmi
nubi che già piovono lacrime
non è certo il sussurro di un sogno
a distoglierle dal loro pianto

non è certo una muta preghiera
rivolta a un dio distratto di passaggio
distante mille vertigini
a farmi volare fino ai loro soffici corpi

Là dove tutto è etereo
e pesi non gravano sul cuore
dove la fuga è sempre possibile
in ogni direzione

I miei vaniloqui con le nuvole
son canzoni di un amore non ricambiato
versi di una poesia non compresa

forse nemmeno da me stessa
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

Sabyr

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