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Il viaggiatore del terzo milennio

Riflessioni

veronica calmutchi

Poesia pubblicata il 23/11/2015 | 766 letture

In una città d'Europa,
sentendo spari provenire da una strada vicina,
tu dicesti: no, no la città deve cambiare.
Prendesti il treno, per continuare il viaggio,
entrasti in un'altra nazione, in un'altra città.
Scendesti dal treno e a sinistra e a destra avvisi.

Non avevi mai incontrato viaggiatori che non parlassero.
Sul loro viso la paura.
Il treno non perse tempo, lui viaggiava insieme a te
e un'altra direzione, e un'altra nazione.
La terza città era vuota e tu cominciasti a camminare,
c'erano soldati, molti soldati tutti occupati
blindati, armi, telefonini. E tu pensasti:
tutte le città sono d'accordo e fanno la guerra per essere acclamate.

Il mondo amaro non ti desiderava come viaggiatore.
Allora capisti che dovevi cambiare luogo e città,
poteva essere un posto sotto terra o su altro pianeta.
Ma non era possibile, e cominciasti ad urlare dicendo:
le città pericolose non devono esistere
le città non devono essere campi di battaglia
le città devono permettere ai giovani di sognare
ai nonni di crescere i loro nipoti
agli uomini di viaggiare: tutti insieme.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

veronica calmutchi

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