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Nient'altro che il nulla alato

Introspezione

androgino

Poesia pubblicata il 25/10/2013 | 794 letture

Sordamente guardo
questo sole caldo
e l'aria dolce mi trafigge
le mani immobili
e penso:
se non avessi voi occhi
tutta la meraviglia
che ancora m'attende
non la vedrei
che con le mani.
Il suo calore sarebbe colore,
quando l'abbraccio con le dita.
E se neanche potessi toccare
allora l'udire
sarebbe le mie mani
e gli occhi miei.
Un arcobaleno di suoni
mi stringerebbe
fino a diventare sordo.
Anche solo con la bocca potrei assaportarti,
e i colori e i rumori
dargli zucchero e pepe
per saggiarli come dovrei.
E muto e insipido sarei
se anche solo il naso fosse l'ultimo:
del respiro mi riempirei
occhi, bocca e orecchie
e non più il buio sarebbe buio,
ma una tavola imbandita
accesa e brulicante.
Se anche questi amici
se ne fosero andati
allora sordamente
guarderei questo freddo sole spento
e l'aria immutata
mi trafiggerebbe le mani insensibili
e penserei: dunque sono.
 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

androgino

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